Cercava di non farsi notare, ma era impossibile. Si agitava, si tirava i capelli con dita tremanti, lottava contro i nodi appiccicosi senza alcuna grazia. Ogni tanto lanciava occhiate verso di me — occhi pieni di sospetto, frustrazione e, soprattutto, panico.
Non disse nulla. Ma ormai la battaglia silenziosa era apertamente in corso.
Io? Continuavo a guardare il mio film, come se nulla fosse. Ogni tanto sorseggiavo acqua. Ero la calma incarnata.Dopo qualche minuto si alzò di nuovo e scomparve nel bagno, stavolta per più tempo. Forse cercava di lavare via la gomma. Forse stava rivalutando le sue scelte di vita.

Al ritorno, i suoi capelli erano legati in una coda malconcia, appiccicati in alcuni punti, con ciocche visibilmente sacrificate. Lo sguardo era cambiato. Nessuna arroganza, nessuna superiorità. Solo un silenzio teso.
E, soprattutto: i suoi capelli non tornarono più a invadere il mio schermo.

Missione compiuta. Non c’erano stati urli, vendette teatrali o escalation ridicole. Solo un piccolo promemoria che anche la pazienza ha un limite… e che, a volte, il karma ha il sapore di menta.