Quando mia suocera pronunciò quelle parole, stavo ancora sistemando le ultime scatole nel nuovo appartamento.
Mi fermai.
Avevo appena appoggiato sul pavimento una cornice con la fotografia dei miei genitori.
Mio marito, Luca, era in cucina e stava montando una mensola.
Sua madre, invece, osservava ogni stanza con un’espressione sempre più contrariata.
— È davvero un bell’appartamento — disse infine. — Peccato per i soldi sprecati.
La guardai.
— Soldi sprecati?
— Certo. I tuoi genitori hanno speso una fortuna per comprarvi questo posto.
— Non hanno comprato questo appartamento per noi.
Mia suocera aggrottò la fronte.
— E per chi, allora?
— Per loro.
Seguì un breve silenzio.
I miei genitori avevano lavorato per tutta la vita. Dopo anni trascorsi in una casa troppo grande per loro, avevano deciso di comprare un piccolo appartamento vicino al mare e di trasferirsi lì dopo la pensione.
Non avevano chiesto nulla a me.
Non avevano chiesto nulla a Luca.
E soprattutto, non avevano mai preteso che qualcuno approvasse la loro decisione.
Ma mia suocera sembrava avere un’opinione completamente diversa.
— Non capisco — disse. — Alla loro età dovrebbero pensare al futuro.
— È proprio quello che hanno fatto.
— Il futuro? Comprando un altro appartamento?
— Sì.
Lei scosse la testa.
— Io quei soldi li avrei messi da parte.
Luca comparve sulla porta della cucina.
— Mamma, l’appartamento è loro. Possono farne quello che vogliono.
Mia suocera lo ignorò.
— Voi avete già una casa. Perché avevano bisogno di comprarne un’altra?
— Perché volevano vivere meglio.
— Ma voi avete già un tetto sopra la testa!
A quel punto posai lentamente la cornice sul mobile.
— Mamma, nessuno ha detto che ci mancasse una casa.
— Allora perché spendere così tanto?
— Perché non tutto nella vita deve essere comprato pensando a quello che serve agli altri.
Lei mi fissò.
— Non capisco cosa vuoi dire.
— Voglio dire che i miei genitori hanno lavorato, risparmiato e guadagnato quei soldi. Se vogliono usarli per comprare una casa in cui vivere, è una loro scelta.
Mia suocera incrociò le braccia.
— Io, invece, penso che avrebbero dovuto aiutare voi.
Luca sospirò.
— Mamma…
— Che c’è? Sto solo dicendo la verità.
Mi voltai verso di lei.
— Aiutarci in che modo?
— Avreste potuto usare quei soldi per estinguere il mutuo.
— Non abbiamo chiesto loro di farlo.
— Ma siete una famiglia!
— Esatto. E proprio perché siamo una famiglia, i miei genitori non devono sacrificare i loro progetti per finanziare la nostra vita.
Per qualche secondo nessuno parlò.
Poi mia suocera sorrise amaramente.
— Sei diventata molto brava a difenderli.
— Non c’è niente da difendere.
— Certo che sì. Ti hanno sempre viziata.
Quella frase mi fece sorridere.
— Davvero?

— Sì.
— Allora forse dovresti sapere una cosa.
Presi il telefono dalla borsa.
Aprii una fotografia e gliela mostrai.
Era una foto dei miei genitori davanti al loro vecchio appartamento.
— Questo è il loro nuovo appartamento.
Mia suocera guardò lo schermo.
— È piccolo.
— Esatto.
— E allora?
— Costa molto meno di quanto pensi.
Lei rimase in silenzio.
— I miei genitori hanno venduto la vecchia casa. Con una parte del ricavato hanno comprato questo appartamento. Il resto lo hanno investito per la pensione.
Luca sorrise.
— Quindi non hanno sprecato nulla.
— Ma avrebbero potuto darvi i soldi.
Lo guardai.
— Avrebbero potuto. Ma non dovevano.
Luca annuì.
— Sono completamente d’accordo.
Mia suocera si sedette sul divano.
Per la prima volta sembrava non sapere cosa rispondere.
Ma dopo qualche secondo disse:
— E se un giorno avrete bisogno di aiuto?
— Chiederemo aiuto se ne avremo bisogno.
— E se i tuoi genitori non potranno aiutarvi?
— Allora troveremo un’altra soluzione.
— E se fosse tuo marito ad aver bisogno di soldi?
Luca la guardò.
— Mamma, basta.
Lei si voltò verso di lui.
— Cosa?
— Non puoi pretendere che i suoi genitori finanzino la nostra vita solo perché tu avresti fatto una scelta diversa.
Mia suocera rimase a bocca aperta.
Luca continuò:
— I suoi genitori hanno finalmente la possibilità di godersi ciò per cui hanno lavorato. Non voglio che rinuncino per noi.
Quella sera mia suocera se ne andò senza dire altro.
Pensai che la questione fosse finita.
Mi sbagliavo.
Una settimana dopo, mia madre mi telefonò.
— Tesoro, tua suocera ci ha chiamati.
Mi irrigidii.
— Perché?
— Voleva sapere quanto abbiamo pagato l’appartamento.
— Cosa?
— E ci ha chiesto se abbiamo ancora dei risparmi.
Chiusi gli occhi.
— Mamma, mi dispiace.
— Non preoccuparti. Le ho risposto.
— Cosa le hai detto?
Mia madre rise.
— Che i nostri soldi sono un argomento privato.
Sorrisi.
— Brava.
— Poi mi ha chiesto perché non avessimo dato qualcosa a te e a Luca.
— E tu?
— Le ho detto che avevamo già dato a nostra figlia qualcosa di molto più importante.
— Cosa?
— La possibilità di costruirsi una vita senza dover dipendere da noi.
Rimasi in silenzio.
Quelle parole mi colpirono profondamente.
Quella sera raccontai tutto a Luca.
Mi prese la mano.
— I tuoi genitori sono persone straordinarie.
— Lo so.
— E tua madre ha ragione.
— Su cosa?
— Noi dobbiamo costruire la nostra vita con le nostre forze.
Passarono alcuni mesi.
I miei genitori si trasferirono definitivamente nella loro nuova casa.
Ogni tanto ci mandavano fotografie del mare, del piccolo balcone e delle piante che mia madre aveva sistemato ovunque.
Erano felici.
Veramente felici.
Un giorno ricevetti un messaggio da mia suocera.
«Ho visto le foto dell’appartamento dei tuoi genitori. È davvero carino.»
Dopo qualche minuto arrivò un secondo messaggio.
«Forse avevo torto. Se hanno lavorato tutta la vita, hanno il diritto di spendere i loro soldi come desiderano.»
Lessi quelle parole due volte.
Poi arrivò un’ultima frase.
«E forse dovrei smettere di contare i soldi degli altri.»
Sorrisi.
Risposi soltanto:
«Sarebbe una buona idea.»
Da quel giorno mia suocera non parlò più dell’appartamento dei miei genitori.
E io imparai una cosa importante.
Non dobbiamo giustificare ogni scelta che facciamo con i nostri soldi.
Non dobbiamo dimostrare che una spesa è abbastanza “utile” secondo i criteri degli altri.
E soprattutto, avere una famiglia che può aiutarci non significa avere il diritto di pretendere il loro denaro.
I miei genitori non avevano comprato un appartamento per lasciarci qualcosa.
Lo avevano comprato per vivere finalmente la vita che desideravano.
E, secondo me, dopo una vita di lavoro, era una delle cose più utili che potessero fare.